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    February 11

    Parlami d'amore* Silvio Muccino, Carla Vangelista

    <<Sono tornata>>
    Silenzio.
    <<Sasha?>>
    <<Credi che questo basti? Tre settimane di silenzio e poi "sono tornata"?>> Voce fredda e rabbiosa. <<Ai nostri figli non ci pensi?>> aggiunge con tono drammatico.
    Scoppiamo a ridere insieme. Mi sento sollevata.
    <<Sei un cretino.>>
    <<E tu sei una stronza. La mia vita si è fermata, senza di te>> tono teatrale.
    <<Immagino. Come stai?>>
    <<E tu?>>
    <<Con Benedetta?>>
    <<Con Lorenzo?>>
    <<Proviamo a fare delle affermazioni e non delle domande.>>
    <<Oggi alle quattro.>>
    <<Alla panchina.>>
     

    Lo vedo da lontano, mentre i tacchi dei miei stivali affondano nelle zolle di terra morbide e umide di Villa Borghese. Oliva sta scorrazzando eccitata insieme a un cane enorme che ogni tanto si butta a pancia per aria lasciando che lei gli ringhi addosso felice. Sasha è in piedi, sta facendo su e giù davanti alla panchina come un futuro padre chiuso fuori dalla sala parto. Lo guardo da lontano e lo sento lontano. So che sarà come quando rivedi un vecchio film che dentro non ti suscita più l'emozione che ricordavi. E' solo un ragazzo. Uno dei tanti che passeggiano per Villa Borghese con un cane al guinzaglio. O con una ragazza da baciare prima che il sole tramonti. Cammino verso di lui, che mi volta le spalle. Ha i capelli lunghi, penso guardandogli la nuca. Più lunghi di quando sono partita. Come se avessero approfittato della mia assenza per crescere a tradimento.
    <<Dovresti provare a farti la coda>> gli dico arrivandogli da dietro.
    Lui si volta di scatto. Sorride.
    E' un film che non ti fa più l'effetto della prima volta.
    I suoi occhi sono bui. Il viso tirato. Ha messo su quel sorriso solo per me.
    La voglia di affondare le dita fra i suoi capelli e abbracciarlo è così forte e improvvisa che mi fa traballare. Devo dire qualcosa. Subito.
    <<Cos'hai?>> gli chiedo.
    Lui fa un passo verso di me. Ha due occhiaie profonde.
    Credo stia per abbracciarmi. Devo parlare. Subito.
    <<Cos'è successo, Sasha?>>
    E' solo un ragazzo. Uno dei tanti.
    La sua intenzione di abbraccio si ferma a metà. Fa una risata aspra.
    Non credo di aver già visto questo film.
    <<Sono innamorato, no?>> Si lascia cadere sulla panchina. Mi guarda di traverso, di sotto in su, batte leggermente sul legno verde col palmo della mano invitandomi. <<Bentornata, comunque>> mi dice sorridendo mentre mi siedo accanto a lui.
    Vorrei che smettesse di fare quel sorriso. Guardo Oliva che ancora non si è accorta di me, troppo occupata ad assalire la sua enorme vittima consenziente. Mi guardo la punta degli stivali.
    <<Belle scarpe>> dice lui.
    Alzo gli occhi. I suoi scintillano divertiti. Adesso il sorriso che sorride è quello che conosco.
    <<Le ho comprate in Francia.>>
    <<E che altro hai comprato?>>
    >>Due libri, un vestito da sera, una tovaglia e un fermaporte di ferro battuto.>>
    <<Che te ne fai di un fermaporte?>>
    <<Non lo so. Era a forma di delfino.>>
    Lui annuisce. Il suo viso si sta rilassando, e io comincio a riconoscere i fotogrammi.
    <<Hai comprato anche un profumo. Non è quello che usavi quando sei partita>> mi dice annusando l'aria.
    <<Dovresti lavarti i capelli>> gli dico irritata dal suo olfatto infallibile.
    <<E tu non dovevi partire>> mi dice brusco.
    Mi metto a ridere. E' solo un ragazzo.
    <<Perchè non riusciamo mai a parlare come la gente normale? In questi casi si dice "Ciao, come stai, che bello vederti, raccontami tutto quello che hai fatto".>>
    <<Mi sei mancata.>>
    <<Anche tu.>>
    Ci guardiamo. Arriva Oliva.
    Sasha allunga il braccio per accarezzarla. La manica della sua giacca di pelle marrone - un altro fotogramma sconosciuto - sale mettendo in mostra un largo cerotto che gli copre l'avambraccio.
    <<Che ti sei fatto?>>
    <<Ho donato un lembo di pelle per un trapianto.>>
    <<Sasha...>>
    <<Sono stato rapito dagli extraterrestri che hanno fatto esperimenti orribili sul mio corpo.>>
    <<Mi dici cosa ti sei fatto?>> gli chiedo esasperata.
    <<Mi hanno morso i vampiri, Benedetta mi ha legato al letto col filo spinato, ho fatto karate sui mattoni taglienti, ma che ti frega cosa mi sono fatto, Nicole? Sono caduto col motorino, va bene?>> mi fissa ostile.
    <<Tu non hai il motorino.>>
    <<E adesso ce l'ho! "Che ti sei fatto?", "Lavati i capelli", "Cpsa ti è successo?"... sparisci, mi tagli fuori, ti fai i cazzi tuoi e poi vuoi riprendere il controllo su tutto in cinque minuti? Ma vaffanculo, Nicole>> mi dice con rabbia alzandosi in piedi. Si accende una sigaretta, aspira avidamente, tira un bastone a Oliva, si risiede accanto a me.
    <<Vaffanculo anche tu>> gli dico senza lasciarmi provocare dalla sua rabbia esasperata. Mi sta punendo. Sono andata via. E' solo un ragazzo. <<Aspetto che parli.>>
    <<Tu sai tutto, vero?>> mi chiede sferzante.
    <<Se tu ti puoi accorgere che ho cambiato profumo, io mi posso accorgere di quello che hai dentro.>>
    <<Col profumo è più facile>> mi dice mentre un angolo della sua bocca si piega all'insù.
    <<Ma io sono più abile>> gli dico sorridendo.
    Si mette a ridere. Oliva ci scodinzola intorno.
    <<E' per Benedetta? Le cose non vanno?>>
    <<Le cose vanno benissimo. La scopo, mi scopa, ci amiamo, ridiamo, ci divertiamo, è uno spasso. Era come avevi detto tu>> la sua voce è di nuovo sferzante. Attraverso quella sua altalena emotiva sta cercando di chiedermi qualcosa.
    Non capisco, Sasha. Parlami.
    <<Non guardarmi così>> dice piano. Lo dice a occhi bassi, dandomi il suo profilo ostile, la pelle incassata nel giubbotto di pelle marrone, le mani in tasca.
    Eva contro Eva. Il padrino. Che fine ha fatto Baby Jane. Un uomo da marciapiede. La conversazione. Ultimo tango a Parigi.
    Sono tantissimi i film che ho rivisto e che a distanza di anni hanno suscitato in me emozioni ancora più forti.
    Harold e Maude, Chi ha paura di Virginia Woolf, L'ultimo spettacolo, Il posto delle fragole, Jules e Jim.
    Un uomo, una donna.
    Certo. Un uomo, una donna. In un cinema d'essai pieno di spifferi, con il giaccone verde di Sasha sulle spalle.
    E' solo un ragazzo.
    La rabbia mi assale a tradimento. Improvvisamente odio le sue occhiaie e quel viso adulto e affilato, odio il suo sorriso tirato, i suoi occhi cupi, odio il mio inutile viaggio in Francia e il suo capire tutti i perchè.
    <<Questo non è l'amore di cui ti parlavo io. Ti sei visto? Sasha, ti sei visto? Questo non è amore.>> gli dico con voce dura, detestandolo.
    Lui si volta di scatto verso di me. <<Ma non ti stanchi mai, Nicole? Non sei mai stufa di giudicare, pontificare, insegnare? "Vivi, Sasha", "Non è così, Sasha", "Puoi fare meglio, Sasha", "Questo non è amore, Sasha".>> Trae un profondo respiro. Sento un sibilo sottile arrivare dai suoi polmoni.
    Mi alzo dalla panchina. <<Tu hai scambiato l'amore per una specie di gara al massacro perpoeti dilettanti. Sei patetico>> gli volto le spalle e comincio a camminare.
    <<Non provarci>> mi grida lui.
    Non mi fermo. Sento con orrore le lacrime pungermi gli occhi. Non era così che doveva essere. Non era questo che avevo immaginato. Il nostro incontro doveva essere gioioso e tranquillo. Pieno di racconti di giorni vissuti insieme, di risate e di calmo piacere regolato dalla distanza che doveva aver guarito tutto. Nicole aveva ripreso il controllo della sua vita e Sasha avrebbe salutato con gioia questo avvenimento e il suo ritorno.
    Sento i suoi passi dietro di me, il campanellino del collare di Oliva, poi la sia mano che mi afferra il braccio con forza costringendomi a fermarmi.
    <<Sai qual è la verità?>> Che tu non capisci un cazzo dell'amore. Un cazzo, Nicole!>> Ora sta gridando, la sua faccia è stravolta dalla rabbia. <<Te ne stai arroccata nella tua torre d'avorio e agiti la bacchetta magica per far ballare noi poveri umani. Sei la dea della Regola, la vestale del Controllo, la tutrice del Non Detto.>>
    <<Non sai neanche di cosa stai parlando... io...>>
    <<Sei un'ipocrita che se ne sta alla fienstra ordinando agli altri di andare in battaglia. Ti sei mai sporcata le mani, Nicole? Hai mai avuto una reazione in vita tua? Benedetta non è una come te. Lei perde il controllo, lei è carne e sangue, lei ti porta in posti pericolosi ma non si tira indietro lasciandoti solo.>>
    <<Per te sporcarsi le mani è questo?>> gli chiedo sarcastica mentre l'ira mi fa tremare la voce. <<Ma ti sei visto? Fai schifo, sei pallido, sei disperato. Non so da dove vengano i tuoi vestiti nuovi o la tua macchina "presa in prestito" e non me ne frega niente, non so da dove vengano le tue occhiaie e quel cerotto del cazzo che hai sul braccio. Non voglio risposte. Ma se fossi in te, mi farei qualche domanda.>>
    <<E tu? Quando cmincerai a farti delle domande?>> Non ho mai visto il suo viso così pallido.
    <<E' una vita che non faccio altro che farmi domande!>>
    <<E' una vita che non fai altro che piangere su te stessa. Il fatto di aver amato una volta non ti ha garantito nessun posto in paradiso, né all'inferno. Non sei la vedova inconsolabile di un martire che non ce l'ha fatta a vivere, sei solo una donnetta che ha troppa paura di tutto per uscire allo scoperto, e che si rintana dentro a un lutto perenne pur di sfuggire alla vita. Sai cosa penso? Che quel poveraccio ti ha fatto un gran favore a togliersi di mezzo!>>
    La mia mano si alza con violenza, e con violenza colpisce la sua guancia. Non l'ho mai fatto, mai fatto nella mia vita. Lui mi guarda stupito. Il palmo della mia mano brucia. La rabbia sbollisce di colpo di fronte alla meraviglia e alla vergogna per il mio gesto. Mi sento stanchissima. Svuotata.
    Restiamo lì, uno di fronte all'altra. A guardarci sbalorditi.
    <<Porca miseria, Nicole>> mi dice a voce bassa, massaggiandosi la guancia.
    <<Ti ho dato uno schiaffo>> gli annuncio stupidamente, senza riuscire a crederci.
    Lui annuisce. Continuiamo a guardarci senza sapere cosa fare.
    <<Forse ti preferisco controllata.>>
    <<Sto per mettermi a piangere.>>
    Lui fa un passo verso di me.
    <<Se ti abbraccio è meglio o peggio?>>
    <<Non lo so.>>
    Mi prende fra le braccia. La pelle del suo giaccone scricchiola. Io non piango.
    <<Com'era la Francia?>> chiede piano, fra i miei capelli.
    <<Sono tornata>> gli dico affondando il naso nella sua spalla.
    <<Sia ringraziato il cielo, Nicole.>>
    February 07

    IL MIO MOMENTO DI FELICITA'!!

     Cuore rossoLa mia conquistaCuore rosso
     
    Sicuramente uno dei momenti più belli della mia vita... Sorriso
     
    Grazie a tutte le mie amore che mi hanno spalleggiata e aiutata nella mia pazzia, ma soprattutto...
     
    GRAZIE SILVIO...
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