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    November 03

    Ilaria*

    Nel grigio di città

    senz’aurea e

    senz’orizzonte

    io ho rivisto l’Africa.

     

    Che rivive nella tua sagoma

    da me tanto augurata

    e mi guarda coi tuoi occhi

    del suo sole

    ancora vivi.

     

    Avvolte dentro al grigio

    che il nostro abbraccio

    raggiante ha ucciso.

    June 18

    Non siamo più niente*

    Noi, erigendo poesie.

    Tu

    dannate visioni,

    io

    più dolci versi,

    del nettare degli dèi eravamo aspersi.

     

    Senza la nostra cura

    s’allontanava il sole,

    salutando la notte,

    oscura spia del nostro amore.

     

    Noi, plasmando musica.

    Tu

    poche corde e le tue dita,

    io

    voce di sorriso,

    la scalata per il paradiso.

     

    Noi che un granello dei nostri sogni

    avrebbe risvegliato

    il letargo più dormiente,

    noi

    ora tramutati in niente…

     
    June 02

    Qui c'è quel che mi manca*

    Non sappiamo fermarci,
    non riusciamo ad accontentarci.
    Ci sta stretto tutto intorno,
    persino il cielo, che non ha un contorno.

    Sentiamo col pensiero
    perchè siamo troppo impegnati a pensare
    per sentire senz'altro.

    Magari quando dondoli
    io ti vorrei fermo.
    Magari quando ti fermi
    ti spingerei lontano.
    Magari è solo che non trovo me stessa...
    e mi manca.
    May 27

    Eppur nella freddezza* [Non so se sento]

    Cosa resta
    di un destino rubato
    alla fermata di un treno,
    di un sorriso dal cielo
    scambiato con la terra...
    Che forse ancora
    amare non sappiamo,
    pensiamo l'amore e
    non lo conosciamo.
    Tocchiamo l'altro
    ma non lo incontriamo.
    Cosa resta
    di notti mischiate alla luce,
    di versi di vita sussurrati nell'oscurità,
    di distanze maledette,
    di angosce scappate dietro porte sbattute...
    Che forse ti ho solo sognato,
    e bruscamente
    reale non t'ho più voluto.
    Perdiamo attimi e
    scordiamo l'amore,
    accecati d'egoismo,
    invasi di dolore.
     
    Eppure nella freddezza persevero
    credendo d'aver tutto scordato,
    credo di non trovare più i legami
    perseverando nel pensiero.
    Ma l'unico
    incosciente
    soffio caldo
    dice
    RESTA. . .
    January 28

    Tu sai di cosa parlo?*

    Fate disperse
    Ali spiegate
    Voli senza fine.
    Cosa voglio essere?
    Primavere di neve
    autunni di fiori
    Tutto prendendo
    Vedendo quel che non c'è.
    Tu sai di cosa parlo?
    Viali percorsi
    calpestando petali,
    solo colori infiniti
    vedo all'orizzonte.
    ORI_zz_ONTE.
    Passando da ciò che brilla
    a quel che più disprezzi,
    da elevazione a vile bassezza.
    Dell'animo.
    Ma cosa sarei in fondo
    senza il mio contrario?
    Il mio stesso contrario
    January 25

    Se puoi disegnare...*

    Non mi sento un fiore.
    Quello che ammiro
    nella sua perfetta irregolarità.
    Quello fiorito malamente,
    sbocciato velocemente,
    non ha curato i particolari.
    Eppure i suoi petali sono
    pieni come vele alari.
    Il suo colore è scintillante
    pur se appassito,
    scintillante del fascino
    della vita passata
    intravista nella prossima morte.
    Persino con la mia mano
    ho disegnato un bel fiore.
    Imperfetta
    malamente fiorita
    di una precoce sbocciatura
    ho perso il quel del fiore
    come un giardino dopo l'arsura.
    Disegnami.
    January 02

    Io come te*

    Io come te, Carmen.
    Zingara, vivi in tutte le case.
    Strega, ti prendi tutte le cose.
    C'è sempre qualcuno che ti aspetta,
    ma tu non ne hai bisogno,
    quando non hai una vera casa
    non necessiti dell'attesa.
    Non c'è un orologio,
    non c'è un tempo,
    c'è solo il momento che stai vivendo.
    Solo dove vuoi, solo ovunque.
    Non è la magia che ti dà il potere,
    sei tu che hai il potere della magia, Carmen.
    E se son lacrime le tue
    nessuno sa di cosa siano.
    Aspettative, sogni e desideri regali.
    Ho sognato di essere come te,
    di creare un incantesimo con gli occhi.
    Di mescolare polveri
    di indossare gonne lunghe e sonagli in vita.
    Di essere sempre amata
    ma di non amare mai.
    E di morire per mano dell'amore,
    Carmen.
    November 27

    L'appuntamento*

    L'amore non ama l'abitudine,
    ma ha bisogno dell'appuntamento.
    Vuole aspettare se stesso.
    Sentendo nell'attesa il tremore più forte.
    Vuole sapere che un momento arriverà.
    Il suo momento.
    Vuole ritrovarsi nel suo posto.
    Diverso sempre, ma sempre suo.
    Richiede tempo.
    Si costruisce lo spazio.
    Non è un'ora
    non è un giorno
    né una via.
    E' un incontro.
    E' l'esaurimento di un bisogno.
    Difficile non averne bisogno...
    dell'appuntamento.
    Aspetto l'amore
    ma vado verso lui
     
    corro quando è tardi.
    Perchè c'è sempre un tempo
    se gli ho dato un appuntamento.
    November 16

    "Potrei ma non voglio, fidarmi di te"

    Ho citato nel titolo un verso della nota canzone di Samuele Bersani perchè credo possa ben riassumere l'attitudine generalizzata di diffidenza che sta sempre più prendendo piede nella società.
    Questo atteggiamento da "malfidati" si riscontra frequentemente negli episodi quotidiani, nei rapporti col prossimo. A qualsiasi richiesta o gesto gentile di una persona che è estranea alla nostra vita o che non conosciamo rispondiamo subitamente con un meccansimo che ci porta a domandarci quale strano o sporco secondo fine si nasconde dietro quel gesto a noi rivolto.
    Oppure semplicemente ignoriamo la richiesta piuttosto che il semplice approccio.
    Ma per quale pericoloso motivo il ragazzo seduto accanto a noi in attesa del tram dovrebbe offrirci una caramella?  E per ottenere cosa un commesso del supermercato dovrebbe aiutarci a sistemare dei cartoni che stiamo faticosamente tentando di impilare per portarli a casa? E' pur vero che fin dalla tenera età la mamma ci insegna a non accettare le caramelle dagli sconosciuti, ma questo "comandamento" andrebbe un po' revisionato.
    Diffidenza nei confronti delle istituzioni, del futuro, del prossimo. Diffidenza intrinseca nella semplicità di tutti i giorni che si estende a contesti ampi quale il mondo del lavoro, gli studi, le passioni personali. Si parte pessimisti, ci si aspetta sempre il peggio, poi se così non sarà tanto meglio. Ma non è forse questo atteggiamento che influisce sul risultato finale di quel che stiamo facendo? Non può portare a un mancato accrescimento di rapporti sociali o al perso sviluppo di una carriera?
    La diffidenza si accompagna all'insicurezza e l'insicurezza non è madre di successi.
    Proviamo a fare un piccola bilancio: quali sono gli svantaggi dell'essere fiduciosi? E del non esserlo?
    Ponendosi in un atteggiamento di fiducia, lo svantaggio è la possibile delusione che deriva da un risultato non corrispondente alle aspettative. Ma comunque resta il fatto che CI ABBIAMO PROVATO. Ora sappiamo cosa avremmo perso\guadagnato\vissuto.
    Ponendosi invece in un atteggiamento di sfiducia NON POTREMO MAI SAPERE COME SAREBBE ANDATA. Avremo in ogni caso perso la possibilità di crescita, arricchimento e in un certo senso anche la possibile delusione che è pur essa utile a conoscere meglio il mondo. Seppure nel fidarci ricevessimo una delusione non subiremmo una perdita. Perdita assicurata se evitassimo per diffidenza.
    "Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi”. Dice l'evangelista Matteo.
    Fiducia, fiducia, fiducia. Dare il massimo e CREDERCI. Sarà sempre chi gioca sporco e regala delusioni che avrà perso.
    E io, scuoterò la polvere.
     
    October 31

    Le lacrime non si mischiano alla musica* _Sto parlando con te_

    Le note scorrono. Affondare la testa nella musica. Quello che vorrei adesso. In questa musica ci sei tu.  Pesante di vita, di aria nuova ma che già mi appartiene, delle luci della città che sono diverse quando si ama. Gli occhi parlano. Che valore ha una lacrima di felicità? Quando vuoi mescolare le lacrime alla musica ti senti piccolo. Sei piccolo.
    La musica suona per le lacrime e per gli occhi, ma non CON essi. Piangi. So che non mi stancherei di correre. Dentro all'amore. Con l'amore. Per l'amore. L'ape si è nutrita del suo miele. E' dolce. L'amore è dolce. L'uomo se n'è nutrito.
    Lo sentirò anche amaro, e sarà ancora più dolce. L'attesa non è struggente se aspetta l'amore. L'attesa ha mangiato il sogno dell'amore.
    Quante stelle. Milioni e milioni. Mi piacciono le ombre sul tuo viso, perchè voglio essere io a illuminarle. Mi piacciono le tue cose nascoste in fondo agli occhi, il sorriso che sa di paura, desiderio e di... sono qui. Le parole che fanno tremare, che fanno i brividi e il sudore ti appartengono. E si sono scontrate col mio corpo.
    Sto respirando l'amore, un petalo di vita.
    October 22

    Contrasti*

    Lo slancio per la stabilità
    equilibrata
     grazie a forze che spingono.
    Ma cos'è allora l'equilibrio?
    Non è stabilità.
    Non mi fermo.
    E' un cullarsi tra spinte.
    E' un gioco di forze.
    La forza nulla se le spinte equivalenti.
    La forza massima se una spinta annulla l'altra.
    Piacevole squilibrio.
    Ci scivolo fino in fondo.
    Con esso divento potere...
    e poi niente.
    Di nuovo
    Di niente
    DiVengo.
    Mi eleva all'infinito
    per poi rilanciarmi giù.
    Mi divora. Ora è sazia.
    Torno all'equilibrio.
     
     
    October 05

    In bilico tra estate e poi*

    Non si può classificare.
    Sto andando via e non  ci penso...più.
    Ma è un attimo che... mi volto.
    Quel che vedo... basta poco.
    Tutto rivissuto.
    Risentito.
     
    Che a volte penso di aver vinto,
    contro di te.
     
    Ma quando io non ti aspetto più... 
    Oggi sei tornato.
    Nella freddezza di questo sole,
    nella spensieratezza dei miei problemi,
    nella concreta inconsistenza dei miei sogni,
    nella novità che si fa strada
    c'è una macchia scura.
    Ma non è paura.
     
    Il caffè macchiato ha attenuato il suo effetto.
    Il nuovo contaminato non è appieno vissuto.
     
    Ti piace ritornare
    non farti dimenticare
    nutrirti delle lacrime di chi
    già
    ti aveva abbandonato.
     
    E' la tua piccola rivincita.
     
    Chiudo gli occhi.
    Dormo.
    So che tra poco te ne andrai, ricordo.
     
    September 16

    Malinconia*

    In questa sera di fine estate la malinconia si fa spazio nei miei pensieri e scava nello stomaco che sente farfalle e strette.
    Mi volto indietro.
    La spensieratezza e la gioia di vivere ogni momento si proiettano nella mia mente a luce accesa, subito spenta.
    Ma spiaggia, rido e stringo. Guido, urlo e passo a prenderti.
    Sto cantando a squarciagola, tu mi senti?
    Occhi azzurri, tu mi SENTI?
    Sto suonando al campanello, ma dove sei?
    Io sto ancora aspettando sotto casa...
    Brividi e farfalle allo stomaco è questo. 
     
    Quanto mi costi.. malinconia.
    Un pensiero avanti.
    Sarò capace di affrontare quel che mi aspetta?
    Potrò davvero crescere e mettere via quest'ansia di vita, questa fame d'amore, questo bisogno di nuovo?
    Potrò frenare questa corsa in nome della maturità concretamente responsabile dell'età adulta?
    E' solo questo arduo pensiero che metto via lasciandoti spazio adesso, vita.
     
    *I want to be for ever young* 
    September 15

    Non chiude.

    Voglio mantenere aperto il circolo.
    Il tratto originato da uno spiraglio
    e gettato dentro un altro.
    Non chiude.
    Voglio seguire il percorso
    entrare e uscire
    ma non finire.
    Una bottiglia stappata può riempirsi.
    Una mano aperta può afferrare.
     
    Occhio, solo tu, hai il dono.
    Ti chiudo, ma non finisci.
    Finisci quel che vedi
    cominci quel che sogni.
    E' occhio, chiuso e sogno.

    Volo di mente*

    Pioggia di fili d'erba, verde, ma i riflessi son gialli.
    Chissà se i caprioli le sanno fare le capriole.
    A volte penso che le stelle comete si chiamino così perchè è romantico stelle come-te.
    Non riesco neanche io a leggere quello che c'è scritto nei ruscelli del mio pensiero.
    Parole e parole zitte. Parole.
    Scorre quello che non ha foce.
    Se guardo la luna piango, rossa, bella, il cielo.
    Distruzione di vite... non ha senso.
    Lo dò io il senso a ogni cosa che mi circonda.
    Non voglio obbligare il mio senso al mondo, ma voglio viverlo.
    Vorrei andare in giro con l'ombrello aperto... anche quando c'è il sole...
    e provare a volare.

    February 11

    Parlami d'amore* Silvio Muccino, Carla Vangelista

    <<Sono tornata>>
    Silenzio.
    <<Sasha?>>
    <<Credi che questo basti? Tre settimane di silenzio e poi "sono tornata"?>> Voce fredda e rabbiosa. <<Ai nostri figli non ci pensi?>> aggiunge con tono drammatico.
    Scoppiamo a ridere insieme. Mi sento sollevata.
    <<Sei un cretino.>>
    <<E tu sei una stronza. La mia vita si è fermata, senza di te>> tono teatrale.
    <<Immagino. Come stai?>>
    <<E tu?>>
    <<Con Benedetta?>>
    <<Con Lorenzo?>>
    <<Proviamo a fare delle affermazioni e non delle domande.>>
    <<Oggi alle quattro.>>
    <<Alla panchina.>>
     

    Lo vedo da lontano, mentre i tacchi dei miei stivali affondano nelle zolle di terra morbide e umide di Villa Borghese. Oliva sta scorrazzando eccitata insieme a un cane enorme che ogni tanto si butta a pancia per aria lasciando che lei gli ringhi addosso felice. Sasha è in piedi, sta facendo su e giù davanti alla panchina come un futuro padre chiuso fuori dalla sala parto. Lo guardo da lontano e lo sento lontano. So che sarà come quando rivedi un vecchio film che dentro non ti suscita più l'emozione che ricordavi. E' solo un ragazzo. Uno dei tanti che passeggiano per Villa Borghese con un cane al guinzaglio. O con una ragazza da baciare prima che il sole tramonti. Cammino verso di lui, che mi volta le spalle. Ha i capelli lunghi, penso guardandogli la nuca. Più lunghi di quando sono partita. Come se avessero approfittato della mia assenza per crescere a tradimento.
    <<Dovresti provare a farti la coda>> gli dico arrivandogli da dietro.
    Lui si volta di scatto. Sorride.
    E' un film che non ti fa più l'effetto della prima volta.
    I suoi occhi sono bui. Il viso tirato. Ha messo su quel sorriso solo per me.
    La voglia di affondare le dita fra i suoi capelli e abbracciarlo è così forte e improvvisa che mi fa traballare. Devo dire qualcosa. Subito.
    <<Cos'hai?>> gli chiedo.
    Lui fa un passo verso di me. Ha due occhiaie profonde.
    Credo stia per abbracciarmi. Devo parlare. Subito.
    <<Cos'è successo, Sasha?>>
    E' solo un ragazzo. Uno dei tanti.
    La sua intenzione di abbraccio si ferma a metà. Fa una risata aspra.
    Non credo di aver già visto questo film.
    <<Sono innamorato, no?>> Si lascia cadere sulla panchina. Mi guarda di traverso, di sotto in su, batte leggermente sul legno verde col palmo della mano invitandomi. <<Bentornata, comunque>> mi dice sorridendo mentre mi siedo accanto a lui.
    Vorrei che smettesse di fare quel sorriso. Guardo Oliva che ancora non si è accorta di me, troppo occupata ad assalire la sua enorme vittima consenziente. Mi guardo la punta degli stivali.
    <<Belle scarpe>> dice lui.
    Alzo gli occhi. I suoi scintillano divertiti. Adesso il sorriso che sorride è quello che conosco.
    <<Le ho comprate in Francia.>>
    <<E che altro hai comprato?>>
    >>Due libri, un vestito da sera, una tovaglia e un fermaporte di ferro battuto.>>
    <<Che te ne fai di un fermaporte?>>
    <<Non lo so. Era a forma di delfino.>>
    Lui annuisce. Il suo viso si sta rilassando, e io comincio a riconoscere i fotogrammi.
    <<Hai comprato anche un profumo. Non è quello che usavi quando sei partita>> mi dice annusando l'aria.
    <<Dovresti lavarti i capelli>> gli dico irritata dal suo olfatto infallibile.
    <<E tu non dovevi partire>> mi dice brusco.
    Mi metto a ridere. E' solo un ragazzo.
    <<Perchè non riusciamo mai a parlare come la gente normale? In questi casi si dice "Ciao, come stai, che bello vederti, raccontami tutto quello che hai fatto".>>
    <<Mi sei mancata.>>
    <<Anche tu.>>
    Ci guardiamo. Arriva Oliva.
    Sasha allunga il braccio per accarezzarla. La manica della sua giacca di pelle marrone - un altro fotogramma sconosciuto - sale mettendo in mostra un largo cerotto che gli copre l'avambraccio.
    <<Che ti sei fatto?>>
    <<Ho donato un lembo di pelle per un trapianto.>>
    <<Sasha...>>
    <<Sono stato rapito dagli extraterrestri che hanno fatto esperimenti orribili sul mio corpo.>>
    <<Mi dici cosa ti sei fatto?>> gli chiedo esasperata.
    <<Mi hanno morso i vampiri, Benedetta mi ha legato al letto col filo spinato, ho fatto karate sui mattoni taglienti, ma che ti frega cosa mi sono fatto, Nicole? Sono caduto col motorino, va bene?>> mi fissa ostile.
    <<Tu non hai il motorino.>>
    <<E adesso ce l'ho! "Che ti sei fatto?", "Lavati i capelli", "Cpsa ti è successo?"... sparisci, mi tagli fuori, ti fai i cazzi tuoi e poi vuoi riprendere il controllo su tutto in cinque minuti? Ma vaffanculo, Nicole>> mi dice con rabbia alzandosi in piedi. Si accende una sigaretta, aspira avidamente, tira un bastone a Oliva, si risiede accanto a me.
    <<Vaffanculo anche tu>> gli dico senza lasciarmi provocare dalla sua rabbia esasperata. Mi sta punendo. Sono andata via. E' solo un ragazzo. <<Aspetto che parli.>>
    <<Tu sai tutto, vero?>> mi chiede sferzante.
    <<Se tu ti puoi accorgere che ho cambiato profumo, io mi posso accorgere di quello che hai dentro.>>
    <<Col profumo è più facile>> mi dice mentre un angolo della sua bocca si piega all'insù.
    <<Ma io sono più abile>> gli dico sorridendo.
    Si mette a ridere. Oliva ci scodinzola intorno.
    <<E' per Benedetta? Le cose non vanno?>>
    <<Le cose vanno benissimo. La scopo, mi scopa, ci amiamo, ridiamo, ci divertiamo, è uno spasso. Era come avevi detto tu>> la sua voce è di nuovo sferzante. Attraverso quella sua altalena emotiva sta cercando di chiedermi qualcosa.
    Non capisco, Sasha. Parlami.
    <<Non guardarmi così>> dice piano. Lo dice a occhi bassi, dandomi il suo profilo ostile, la pelle incassata nel giubbotto di pelle marrone, le mani in tasca.
    Eva contro Eva. Il padrino. Che fine ha fatto Baby Jane. Un uomo da marciapiede. La conversazione. Ultimo tango a Parigi.
    Sono tantissimi i film che ho rivisto e che a distanza di anni hanno suscitato in me emozioni ancora più forti.
    Harold e Maude, Chi ha paura di Virginia Woolf, L'ultimo spettacolo, Il posto delle fragole, Jules e Jim.
    Un uomo, una donna.
    Certo. Un uomo, una donna. In un cinema d'essai pieno di spifferi, con il giaccone verde di Sasha sulle spalle.
    E' solo un ragazzo.
    La rabbia mi assale a tradimento. Improvvisamente odio le sue occhiaie e quel viso adulto e affilato, odio il suo sorriso tirato, i suoi occhi cupi, odio il mio inutile viaggio in Francia e il suo capire tutti i perchè.
    <<Questo non è l'amore di cui ti parlavo io. Ti sei visto? Sasha, ti sei visto? Questo non è amore.>> gli dico con voce dura, detestandolo.
    Lui si volta di scatto verso di me. <<Ma non ti stanchi mai, Nicole? Non sei mai stufa di giudicare, pontificare, insegnare? "Vivi, Sasha", "Non è così, Sasha", "Puoi fare meglio, Sasha", "Questo non è amore, Sasha".>> Trae un profondo respiro. Sento un sibilo sottile arrivare dai suoi polmoni.
    Mi alzo dalla panchina. <<Tu hai scambiato l'amore per una specie di gara al massacro perpoeti dilettanti. Sei patetico>> gli volto le spalle e comincio a camminare.
    <<Non provarci>> mi grida lui.
    Non mi fermo. Sento con orrore le lacrime pungermi gli occhi. Non era così che doveva essere. Non era questo che avevo immaginato. Il nostro incontro doveva essere gioioso e tranquillo. Pieno di racconti di giorni vissuti insieme, di risate e di calmo piacere regolato dalla distanza che doveva aver guarito tutto. Nicole aveva ripreso il controllo della sua vita e Sasha avrebbe salutato con gioia questo avvenimento e il suo ritorno.
    Sento i suoi passi dietro di me, il campanellino del collare di Oliva, poi la sia mano che mi afferra il braccio con forza costringendomi a fermarmi.
    <<Sai qual è la verità?>> Che tu non capisci un cazzo dell'amore. Un cazzo, Nicole!>> Ora sta gridando, la sua faccia è stravolta dalla rabbia. <<Te ne stai arroccata nella tua torre d'avorio e agiti la bacchetta magica per far ballare noi poveri umani. Sei la dea della Regola, la vestale del Controllo, la tutrice del Non Detto.>>
    <<Non sai neanche di cosa stai parlando... io...>>
    <<Sei un'ipocrita che se ne sta alla fienstra ordinando agli altri di andare in battaglia. Ti sei mai sporcata le mani, Nicole? Hai mai avuto una reazione in vita tua? Benedetta non è una come te. Lei perde il controllo, lei è carne e sangue, lei ti porta in posti pericolosi ma non si tira indietro lasciandoti solo.>>
    <<Per te sporcarsi le mani è questo?>> gli chiedo sarcastica mentre l'ira mi fa tremare la voce. <<Ma ti sei visto? Fai schifo, sei pallido, sei disperato. Non so da dove vengano i tuoi vestiti nuovi o la tua macchina "presa in prestito" e non me ne frega niente, non so da dove vengano le tue occhiaie e quel cerotto del cazzo che hai sul braccio. Non voglio risposte. Ma se fossi in te, mi farei qualche domanda.>>
    <<E tu? Quando cmincerai a farti delle domande?>> Non ho mai visto il suo viso così pallido.
    <<E' una vita che non faccio altro che farmi domande!>>
    <<E' una vita che non fai altro che piangere su te stessa. Il fatto di aver amato una volta non ti ha garantito nessun posto in paradiso, né all'inferno. Non sei la vedova inconsolabile di un martire che non ce l'ha fatta a vivere, sei solo una donnetta che ha troppa paura di tutto per uscire allo scoperto, e che si rintana dentro a un lutto perenne pur di sfuggire alla vita. Sai cosa penso? Che quel poveraccio ti ha fatto un gran favore a togliersi di mezzo!>>
    La mia mano si alza con violenza, e con violenza colpisce la sua guancia. Non l'ho mai fatto, mai fatto nella mia vita. Lui mi guarda stupito. Il palmo della mia mano brucia. La rabbia sbollisce di colpo di fronte alla meraviglia e alla vergogna per il mio gesto. Mi sento stanchissima. Svuotata.
    Restiamo lì, uno di fronte all'altra. A guardarci sbalorditi.
    <<Porca miseria, Nicole>> mi dice a voce bassa, massaggiandosi la guancia.
    <<Ti ho dato uno schiaffo>> gli annuncio stupidamente, senza riuscire a crederci.
    Lui annuisce. Continuiamo a guardarci senza sapere cosa fare.
    <<Forse ti preferisco controllata.>>
    <<Sto per mettermi a piangere.>>
    Lui fa un passo verso di me.
    <<Se ti abbraccio è meglio o peggio?>>
    <<Non lo so.>>
    Mi prende fra le braccia. La pelle del suo giaccone scricchiola. Io non piango.
    <<Com'era la Francia?>> chiede piano, fra i miei capelli.
    <<Sono tornata>> gli dico affondando il naso nella sua spalla.
    <<Sia ringraziato il cielo, Nicole.>>
    February 07

    IL MIO MOMENTO DI FELICITA'!!

     Cuore rossoLa mia conquistaCuore rosso
     
    Sicuramente uno dei momenti più belli della mia vita... Sorriso
     
    Grazie a tutte le mie amore che mi hanno spalleggiata e aiutata nella mia pazzia, ma soprattutto...
     
    GRAZIE SILVIO...
    DSCF2992
     
     
     
     
    November 14

    Have you got a fast car?

    Tracy Chapman

    Fast Car

    You got a fast car
    I want a ticket to anywhere
    Maybe we make a deal
    Maybe together we can get somewhere
    Anyplace is better
    Starting from zero got nothing to lose
    Maybe we'll make something
    But me myself I got nothing to prove

    You got a fast car
    And I got a plan to get us out of here
    I been working at the convenience store
    Managed to save just a little bit of money
    We won't have to drive too far
    Just 'cross the border and into the city
    You and I can both get jobs
    And finally see what it means to be living

    You see my old man's got a problem
    He live with the bottle that's the way it is
    He says his body's too old for working
    I say his body's too young to look like his
    My mama went off and left him
    She wanted more from life than he could give
    I said somebody's got to take care of him
    So I quit school and that's what I did

    You got a fast car
    But is it fast enough so we can fly away
    We gotta make a decision
    We leave tonight or live and die this way

    I remember we were driving driving in your car
    The speed so fast I felt like I was drunk
    City lights lay out before us
    And your arm felt nice wrapped 'round my shoulder
    And I had a feeling that I belonged
    And I had a feeling I could be someone, be someone, be someone

    You got a fast car
    And we go cruising to entertain ourselves
    You still ain't got a job
    And I work in a market as a checkout girl
    I know things will get better
    You'll find work and I'll get promoted
    We'll move out of the shelter
    Buy a big house and live in the suburbs

    I remember we were driving driving in your car
    The speed so fast I felt like I was drunk
    City lights lay out before us
    And your arm felt nice wrapped 'round my shoulder
    And I had a feeling that I belonged
    And I had a feeling I could be someone, be someone, be someone

    You got a fast car
    And I got a job that pays all our bills
    You stay out drinking late at the bar
    See more of your friends than you do of your kids
    I'd always hoped for better
    Thought maybe together you and me would find it
    I got no plans I ain't going nowhere
    So take your fast car and keep on driving

    I remember you were driving driving in your car
    The speed so fast I felt like I was drunk
    City lights lay out before us
    And your arm felt nice wrapped 'round my shoulder
    And I had a feeling that I belonged
    And I had a feeling I could be someone, be someone, be someone

    You got a fast car
    But is it fast enough so you can fly away
    You gotta make a decision
    You leave tonight or live and die this way
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     


    Auto veloce


    Hai un auto veloce
    voglio un biglietto per ovunque
    forse possiamo metterci d'accordo
    forse assieme possiamo andare da qualche parte
    qualsiasi posto é meglio
    iniziando da zero non abbiamo nulla da perdere
    forse riusciremo a fare qualcosa
    ma io non ho nulla per provare


    tu hai un auto veloce
    e io ho un piano per portarci fuori di qui
    lavoravo in un negozio di alimentari
    cercando di risparmiare qualche soldo
    non dobbiamo guidare troppo velocemente
    solo attraversare i confini verso la città
    possiamo entrambi trovare lavoro
    e finalmente scoprire cosa vuol dire vivere


    vedi il mio vecchio ha un problema
    vive con la bottiglia in mano
    io dico che il suo corpo è troppo giovane x sembrare come quello
    Mia madre se n'é andata e lo ha lasciato
    lei voleva di piu dalla vita di quanto lui potesse darle
    ho detto: qualcuno deve prendersi cura di lui
    cosi ho lasciato la scuola questo é quello che ho fatto


    hai un auto veloce
    é veloce abbastanza cosi possiamo volare via
    dobbiamo decidere
    ce ne andiamo stanotte o vivremo e moriremo qui


    ricordo stavamo viaggiando nella tua auto
    l'andatura era cosi veloce che mi sentivo come ubriaca
    le luci della città apparivano davanti a noi
    e il tuo braccio era dolcemente sulla mia spalla
    ho sentito un sentimento che mi apparteneva
    mi sentivo che potevo essere qualcuno, essere qualcuno,
    Essere qualcuno


    tu hai un auto veloce
    viaggiamo tranquilli per il nostro piacere
    tu ancora non hai un lavoro
    io lavoro al supermarket
    so che le cose andranno meglio
    troverai un lavoro e io sarò promossa
    potremo sgombrare dal nostro rifugio
    comprare una grande casa e vivere in periferia


    hai un auto veloce
    ho un lavoro che paga tutti i nostri conti
    tu stai al bar bevendo fino a sera
    vedi di piu i tuoi amici che i tuoi figli
     io ho sempre sperato per il meglio
    pensavo forse assieme tu ed io ci saremmo arrivati
    non ho piani, non sono arrivata da nessuna parte
    prendi la tua auto veloce e continua a viaggiare


    hai un auto veloce
    è veloce abbastanza , puoi volare via
    devi prendere una decisione
    parti stanotte o vivrai e morirai cosi

     
    October 05

    Strane coincidenze...

    Non c'è che dire... siamo proprio fatti l'uno per l'altra!! Mauahahahahhahaha
    September 09

    Coincidenze

     C'erano nell'ordine una città, un ponte bianco e una sera piovosa. Da un lato del ponte avanzava un uomo con ombrello e cappotto. Dall'altro una donna con cappotto e ombrello. Esattamente al centro del ponte, là dove due leoni di pietra si guardavano in faccia da centocinquant'anni, l'uomo e la donna sifermarono, guardandosi a loro volta. Poi l'uomo parlò:
    -Gentile signorina, pur non conoscendola, mi permetto di rivolgerle la parola per segnalarle una strana coincidenza, e cioè che questo mese, se non sbaglio, è la quindicesima volta che ci incontriamo esattamente in questo punto.
    -Non sbaglia, cortese signore. Oggi è la quindicesima volta.
    -Mi consenta inoltre di farle presente che ogni volta abbiamo sottobraccio un libro dello stesso autore.
    -Sì, me ne sono resa conto: è il mio autore preferito, e anche il suo, presumo.
    -Proprio così. Inoltre, se mi permette, ogni volta che lei mi incontra, arrossisce violentemente, e per qualche strana coincidenza, la stessa cosa succede anche a me.
    -Avevo notato anch'io questa strana bizzarria. Potrei aggiungere che lei accenna un lieve sorriso e, sorprendentemente, anch'io faccio lo stesso.
    -E' davvero incredibile: in più ogni volta ho l'impressione che il mio cuore batta più in fretta.
    -E' davvero singolare, signore, è così anche per me, e inoltre mi tremano le mani.
    -E' una serie di coincidenze davvero fuori dal comune. Aggiungerò che, dopo averla incontrata, io provo per alcune ore una sensazione strana e piacevole...
    -Forse la sensazione di non avere peso, di camminare su una nuvola e di vedere le cose di un colore più vivido?
    -Lei ha esattamente descritto il mio stato d'animo. E in questo stato d'animo, io mi metto a fantasticare...
    -Un'altra coincidenza! Anch'io sogno che lei è a un passo da me, proprio in questo punto del ponte, e prende le mie mani tra le sue...
    -Esattamente. In quel preciso momento dal fiume si sente suonare la sirena di quel battello che chiamano "il battello d'amore".
    -La sua fantasia è incredibilmente uguale alla mia! Nella mia, dopo quel suono un po' melanconico, non so perchè, io poso la testa sulla sua spalla.
    -E io le accarezzo i capelli. Nel fare questo, mi cade l'ombrello. Mi chino a raccoglierlo, lei pure e...
    -E trovandoci improvvisamente viso contro viso ci scambiamo un lungo bacio appassionato, e intanto passa un uomo in bicicletta e dice...
    -...beati voi...
    Tacquero.
    Gli occhi del signore brillavano, lo stesso fecero quelli della signorina. In lontananza, si udiva la melanconica sirena di un battello che si avvicinava. Poi lui disse:
    -Io credo, signorina, che una serie così impressionante di coincidenze non sia casuale.
    -Non lo credo neanch'io, signore.
    -Voglio dire, qua non si tratta di un particolare, ma di una lunghissima sequenza di particolari. La ragione può essere una sola.
    -Certo, non possono essercene altre.
    -La ragione è -disse l'uomo sospirando- che ci sono nella vita seuqenze bizzarre, misteriose consonanze, segni rivelatori di cui sfioriamo il significato, ma di cui purtroppo non possediamo la chiave.
    -Proprio così -sospirò la signorina- bisognerebbe essere medium, o indovini, o forse cultori di qualche disciplina esoterica per riuscire a spiegare gli strani avvertimenti del destino che quotidianamente echeggiano nella nostra vita.
    -In tutti i casi ciò che ci è accaduto è davvero singolare.
    -Una serie di impressionanti coincidenze, impossibile negarlo.
    -Forse un giorno ci sarà una scienza in grado di decifrare tutto questo. Intanto le chiedo scusa del disturbo.
    -Nessun disturbo, anzi, è stato un piacere.
    -La saluto, gentile signorina.
    -La saluto cortese signore.
     
    E se ne andarono di buon passo, ognuno per la sua strada.
     
    Stefano Benni, L'ultima lacrima